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CRI Torino, missione compiuta al Medical City Baghdad PDF Stampa E-mail
IRAQ: CRI TORINO, MISSIONE COMPIUTA AL MEDICAL CITY BAGHDAD PARLANO DUE VOLONTARI, FRA BREVE PASSAGGIO DI CONSEGNE (ANSA) - TORINO, 8 AGO - Oltre 170 prestazioni sanitarie al giorno. Questo l' impegno della Croce Rossa Italiana al Baghdad Medical City, ex Saddam Hussein Hospital. Il bilancio a due anni dall'inizio della missione della Cri in Iraq e' stato fatto oggi da due volontari veterani torinesi appena rientrati da Baghdad, Ignazio Serra, 37 anni e 3 missioni a Baghdad nel giro di un anno, e Rossella Pisacane, volontaria del soccorso, 29 anni e secondo viaggio in Iraq in un anno. La missione della Cri, finanziata dal ministero degli Esteri italiano e partita nel maggio 2003 proprio da Torino, sta viaggiando verso il raggiungimento del suo scopo: il personale e' sceso da una quarantina di unita' ad una decina, ormai perfettamente sostituito dai sanitari iracheni.''Credo che nell'arco di 6 mesi-un anno, gli iracheni possano rendersi autonomi'', ha spiegato il caporale Serra. ''Abbiamo notato notevoli miglioramenti rispetto a un anno fa, soprattutto dal punto di vista igienico e della preparazione del personale. Il Medical city non e' un ospedale da terzo mondo, ricordiamocelo bene: e' una struttura da 18 piani e 14 ascensori, occorreva solo rimetterla a nuovo e dotarla degli strumenti piu' moderni'', ha sottolineato Pisacane. Al Baghdad Medical City di diretta competenza della Cri, unica organizzazione internazionale presente, sono il sesto piano, un pronto soccorso (finanziato con i fondi raccolti dal Ferrari Team e dalla Nazionale Cantanti) e una sala operatoria: le foto mostrano gli interni di un ospedale moderno che potrebbe trovarsi in un qualunque paese occidentale, attrezzato e accogliente. Le ferite che curano i nostri crocerossini, unici in tutto l'Iraq a saperle guarire, sono le ustioni, dovute non a bombe o azioni di guerra, ma agli incidenti domestici. Per accendere il fuoco, infatti, nella totale carenza di materiale adeguato, la popolazione irachena incendia la benzina o utilizza vecchie bombole di gas che finiscono per esplodere: le vittime, quasi sempre, sono i bambini. Ustioni di secondo e terzo grado per l'80-90% della superficie corporea, che sino a prima dell'arrivo della Cri non venivano curate, portando a morte certa tra atroci sofferenze. Molti anche gli interventi sulle malformazioni genetiche, come l'anemia mediterranea, per cui e' sempre aperto un ponte aereo con l'Italia per curare i malati piu' gravi. Un'altra parte importante e' la distribuzione di medicine e presidi sanitari (come stampelle e sedie a rotelle) che vengono date gratuitamente ai malati, mandati dagli altri ospedali spesso carenti di mezzi. Per oltre 70 giorni, Rossella Pisacane e Ignazio Serra hanno fatto orari di lavoro simili a quelli italiani (lei infermiera alle Molinette di Torino, lui al San Luigi di Orbassano), confrontandosi con i colleghi iracheni, dividendo con loro e con i pazienti i pasti, il sonno e la preghiera. Con una differenza: Rossella e Ignazio non hanno mai messo piede fuori del Baghdad Medical City, se non al loro arrivo e alla partenza. Troppo pericoloso: l'ospedale si trova al centro del triangolo di fuoco della capitale irachena. Gli spari o le esplosioni uditi in lontananza sono l'unica eco della guerra che e' arrivata ai volontari italiani: ''Non ne abbiamo mai parlato, non volevamo aggiungere dolore al dolore. Noi guardiamo sempre avanti, verso la speranza''. (ANSA).
 
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